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Come scampare se trascuriamo una così grande salvezza?

L'articolo esorta a non trascurare la salvezza portata da Gesù, sottolineandone le conseguenze escatologiche. Invita a una fedeltà salda al messaggio divino, insistendo sul fatto che la verità spirituale supera la comodità collettiva o l'approvazione della maggioranza.

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Come scampare se trascuriamo una così grande salvezza?

Ebrei 2.3 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza? La quale, dopo essere stata prima annunziata dal Signore, ci è stata confermata da quelli che l’aveano udita,

Nella lettera agli Ebrei, l'autore rivolge un'esortazione pressante ai credenti: li invita a restare legati al messaggio di Gesù Cristo e a non allontanarsi dall'insegnamento ricevuto. Questo passo sottolinea l'importanza di rimanere fedeli alla Parola, per non discostarsene né abbandonarla.

Il termine «trascurare», qui impiegato, non si limita all'idea di un rifiuto volontario. Comprende anche l'ignoranza, la banalizzazione o il rimandare di fronte alla chiamata alla salvezza. L'autore insiste sulla grandezza incomparabile di questa salvezza, iniziata dal Figlio (vedi 1 Corinzi 15.20-22), confermata da Dio (Giovanni 14.26; Atti 2.33) e attestata dallo Spirito (Romani 8.16). Così la salvezza in Gesù si presenta come una realtà unica ed essenziale per l'umanità.

Trascurare questa salvezza non è cosa da poco: il testo ricorda che la Legge trasmessa dagli angeli prevedeva già sanzioni per la disobbedienza. A maggior ragione, il rifiuto della salvezza proclamata dal Figlio comporta conseguenze di ordine escatologico, che mettono in gioco la giustizia divina e la responsabilità di ogni persona.

Questa salvezza non si limita a un semplice miglioramento morale o sociale. Si tratta della riconciliazione con Dio, dell'accesso alla vita eterna e dell'ingresso nel Regno. Rifiutare o trascurare questa salvezza significa privarsi della comunione con Dio ed esporsi a una separazione definitiva (vedi Ebrei 10.26-31; Matteo 25.41).

Molte persone percepiscono Dio come un'entità fondamentalmente benevola, anzi infinitamente buona. Questa visione, diffusa in certi ambienti, porta talvolta a pensare che Dio non potrebbe condannare nessuno.

Ne deriva, in alcuni, la tendenza a sminuire la possibilità di un'esclusione . Per evitare di considerare le conseguenze delle proprie azioni, cercano soluzioni concilianti o si rassicurano confrontando le proprie colpe con quelle giudicate più gravi da altri. L'atteggiamento di Talleyrand lo illustra bene: «Quando mi guardo, mi dispero; quando mi confronto, mi consolo».

Eppure i numerosi avvertimenti del Messia Gesù nelle sue invitano ciascuno a riflettere seriamente sulla realtà e sulle conseguenze del rifiuto della salvezza. Gesù non promette prosperità né benessere facile per attirare le folle, a differenza di certi discorsi politici. Annuncia chiaramente le conseguenze legate all'accoglienza o al rifiuto della sua salvezza: la decisione spetta a ciascuno, ma gli esiti sono enunciati con chiarezza, e Dio compirà ciò che ha detto.

Ogni lettore è così posto di fronte alla propria responsabilità spirituale. La sorte si decide qui e ora, ma resta sempre possibile cambiare direzione. La libertà individuale rimane intera: è essenziale comprendere le conseguenze delle proprie scelte.

Si può mettere in discussione la veridicità degli scritti biblici: ciò rientra nella libertà di ciascuno. Tuttavia, secondo la prospettiva biblica, il compimento delle parole divine non dipende dalla loro accettazione da parte della maggioranza o del singolo.

L'esempio della credenza in una Terra piatta durata secoli illustra questo punto: il fatto che la maggioranza lo credesse non cambiava la realtà. La Terra è rimasta sferica, indipendentemente dalle convinzioni umane. Questo fatto sottolinea l'importanza di distinguere tra credenza della maggioranza e verità oggettiva.

Esistono molti esempi storici in cui una minoranza ha sostenuto la verità contro il parere generale. Ad esempio Galileo, difensore dell'eliocentrismo nel XVII secolo, si oppose alla maggioranza che affermava che la Terra fosse immobile al centro dell'universo. Nonostante l'opposizione, era proprio la minoranza a detenere la verità scientifica. Questo esempio ricorda che seguire la maggioranza non è sempre garanzia di correttezza, soprattutto in ambito spirituale o morale.

Cercare la verità spirituale richiede dunque un percorso personale, sincero e attento. Non basta seguire le credenze dominanti: occorre osare mettere in discussione le proprie certezze, aprire il cuore alla rivelazione e distinguere la verità eterna dalla comodità collettiva.

Dominique Lormier