I Vangeli, in particolare Luca 17.3-4 e Matteo 18.21-22, presentano il perdono come un’esigenza fondamentale del discepolo, radicata nella misericordia divina e praticata senza limiti.
Luca 17.3-4: Il perdono condizionato al pentimento
Il Messia Gesù dice: «Se tuo fratello ha peccato, riprendilo; e se si pente, perdonagli. E se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te, dicendo: Mi pento, gli perdonerai».
Punti chiave: il perdono è legato al pentimento, il fratello riconosce la sua colpa. La ripetizione del perdono (fino a sette volte al giorno) sottolinea la generosità richiesta.
Il discepolo è chiamato a una vigilanza fraterna: riprende, ma perdona non appena l’altro ritorna.
Matteo 18.21-22: Il perdono senza limiti
Pietro chiede: «Signore, quante volte perdonerò a mio fratello, quando peccherà contro di me? Fino a sette volte?» Gesù risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».
Punti chiave: il Messia Gesù supera il limite simbolico proposto da Pietro. La cifra «settanta volte sette» (490) non va presa alla lettera: significa un perdono infinito.
A questo passo segue la , che mostra che rifiutarsi di perdonare dopo essere stati perdonati è una colpa grave.
Sintesi teologica
Il perdono è un atto volontario e ripetuto, che riflette la natura stessa di Dio. Non dipende dal numero delle colpe, ma dalla disposizione del cuore a ristabilire la relazione.
Luca insiste sul pentimento, mentre Matteo sottolinea l’infinità del perdono, anche di fronte a colpe ripetute.